martedì 11 novembre 2014

Guida fiscale per gli sviluppatori!

Viste le molte domande che mi sono arrivate dopo aver pubblicato la guida fiscale per la vendita di app online (che potete trovare qui), ho deciso di scrivere qualche utile consiglio per chi volesse provare a sviluppare la propria app.

Prima di tutto devo dirvi qualcosa che va contro gli interessi della mia categoria, infatti, oltre ad avere la passione per le app e per il mondo digitale in generale, lavoro in uno studio di commercialisti di Roma.

Bene il primo consiglio che posso darvi è: Se potete non aprire la partita iva non fatelo!!!

Molte delle persone che mi hanno scritto infatti, entusiasmati dal proprio progetto, vorrebbe subito regolarizzare e stabilizzare il proprio lavoro, proposito molto condivisibile ma che si può ottenere in altre maniere.

Dovete sapere infatti che, aprire una partita iva in Italia, rappresenta un bagno di sangue tra tasse, diritti, contributi... 

Qual è quindi la soluzione?

Una soluzione generale come al solito non c'è ma, analizzando bene ogni diversa situazione, si può riuscire a trovare la soluzione più corretta e più sostenibile!
  
Come vi dicevo prima, la soluzione migliore per chi ha intenzione di buttarsi nel mondo delle app per la prima volta è sicuramente quella di non aprire una posizione Iva.

Lo sviluppatore è infatti una persona fisica che crea un'opera dell'ingegno ed ha diritto a riceverne compensi nel caso concedesse a terzi (Appstore, Google Play) la possibilità di rivenderle.

Questi compensi sono a titolo di utilizzazione delle opere dell'ingegno e, come tali, inquadrabili ai sensi dell'articolo 53 comma 2 lettera b del DPR 917/1986 e cioè come reddito assimilato a quello di lavoro autonomo.

L'unica cosa che dovrete fare sarà emettere una ricevuta a cui applicherete una ritenuta d'acconto del 20%, che vi dovrà essere versata dal vostro sostituto d'imposta (qualora ovviamente il committente sia italiano).

Se i vostri ricavi nel corso dell'anno non supereranno i 5.000 € non dovrete neanche preoccuparvi neanche dei contributi previdenziali.

Ovviamente non tutti possono usufruire di questo regime agevolato poiché, per essere inquadrata come occasionale, la collaborazione non deve prevedere che:

  1. ·         il collaboratore sia impiegato da quello specifico committente per più di 30 giorni
  2. ·         il collaboratore sia impiegato da quello specifico committente per più di 240 ore se il rapporto riguarda i servizi di cura e assistenza alla persona
  3. ·     il collaboratore percepisca da quello specifico committente un compenso complessivo superiore a 5.000 euro 



Anche se uno solo di questi parametri viene sforato il committente deve stipulare con il collaboratore un contratto di collaborazione a progetto. 

A fine anno calcolerete il vostro reddito in maniera forfettaria ai sensi dell'articolo 54 comma 8 del Dpr 917/1986, cioè non andrete ad inserire ricavi e costi in maniera analitica ma abbatterete il vostro reddito, al netto delle eventuali ritenute, di una percentuale variabile a seconda della vostra età.

Dovrete infine conservare i documenti inerenti i compensi per quattro anni e procedere alla presentazione della dichiarazione dei redditi con modello 730, tramite il quadro D, o con il modello UnicoPf, tramite il quadro RL sezione III.

Se avete dei dubbi non esitate a contattarmi!

La prossima volta vedremo cosa fare nel caso i vostri affari comincino ad andare meglio...

A presto!